I territori ad est di Roma prima di esser frequentati da alcuni dei più grandi santi della Cristianità, furono anche meta privilegiata degli imperatori romani, che scelsero queste zone come luogo di villeggiatura e riposo. In ordine cronologico il primo ad arrivare fu Nerone, che a Subiaco costruì la sua grandiosa villa. L’ultimo fu Adriano, che a Tivoli realizzò Villa Adriana, la celebre residenza che porta il suo nome. Tra i due ci fu anche l’imperatore Traiano, il quale decise di allontanarsi ancor di più dalla Capitale, scegliendo Arcinazzo Romano come sito dove edificare la propria residenza.

Ed ancora oggi, lungo la via Sublacense, poco dopo l’abitato di Arcinazzo (in direzione Altipiani), si trovano i resti di questa fastosa abitazione. Per anni ci sono stati dubbi riguardo a chi l’avesse fatta realizzare. Poi il ritrovamento di tre fistulae aquariae (condutture idriche in piombo) con il nome dell’imperatore Traiano, unite alla tecnica di costruzione della villa, l’opus mixtum (cioè opera mista, tecnica edilizia romana impiegata negli ultimi secoli della repubblica e agli inizi dell’impero), tipica dell’epoca traianea, hanno permesso di collocare la costruzione dell’edificio tra la fine del primo e gli inizi del secondo secolo d.C, e di individuarne la committenza. La villa, considerando la ricchezza della fauna dei Monti Simbruini e la passione venatoria di Traiano, era con ogni probabilità una sorta di residenza di caccia dell’Imperatore. Non per questo però, si deve pensare ad un luogo di piccole dimensioni, poco lussuoso e privo di decorazioni.

Al contrario, la villa di Traiano di Arcinazzo era una costruzione molto grande, dotata di ninfeo, giardini ed impianto termale, adornata di marmi e decorazioni di vario genere, come testimonia la ricchezza dei reperti conservati nell’Antiquarium. Al momento i resti della costruzione si compongono di due grandi platee, impostate alle falde del colle sovrastante. Ma i nuovi scavi continuano ad arricchire di nuove e sorprendenti scoperte il sito archeologico. L’ultimo tesoro emerso riguarda infatti un lussuoso ambiente all’interno delle sale che si affacciano sul giardino della platea inferiore. Da questo nuovo ambiente è stato riportato alla luce un notevole pavimento in ottimo stato di conservazione, decorato con particolari elaborazioni geometriche. La nuova scoperta, ricca anche di preziosi marmi orientali, ha permesso di portare alla luce anche altri reperti. Che una volta catalogati e registrati, verranno anch’essi esposti nelle sale dell’Antiquarium comunale.

Filippo Micozzi