Il vino Cesanese sta conoscendo un momento d’oro. È richiesto dal mercato internazionale e riceve ogni anno premi e menzioni. Grazie ai viticoltori di Olevano Romano e Piglio, ma grazie anche ad alcune aziende d’Affile di recente costituzione. Che da qualche tempo hanno iniziato a produrre vini interessanti e di qualità. Cantina Formiconi è una di queste, ed i suoi prodotti sono presenti in pianta stabile sulle guide enogastronomiche più importanti d’Italia. Abbiamo incontrato questo mese il giovane Michael Formiconi, responsabile dell’azienda.

Ciao Michael e bentrovato su “Quid”. Nel giro di qualche anno la tua azienda ha raggiunto risultati importanti. Da quanto tempo producete vino?
Ciao a te. L’idea dell’azienda è nata oltre dieci anni fa, grazie a mio padre ed i suoi due fratelli. Il terreno che oggi coltiviamo, e parte del fabbricato dove c’è la cantina, appartenevano già a mio nonno. La loro è stata una scommessa: vedendo i buoni risultati delle aziende di Olevano Romano e Piglio, hanno cercato di fare lo stesso. Tra l’altro la vera uva Cesanese è proprio quella di Affile. Nel 2005 abbiamo impiantato un ettaro e mezzo di Cesanese a cordone speronato. Che per entrare a pieno regime ci ha messo tempo. Considera che nel 2007, la prima annata, abbiamo prodotto appena mille e duecento bottiglie.

ImmagineÈ stato difficile entrare nel mondo del vino?
Il primo anno di produzione è stato più facile degli altri! Ad Affile siamo partiti più o meno contemporaneamente alle altre aziende. La fortuna è stata quella di ricevere dei riconoscimenti nazionali, che non ci aspettavamo arrivassero così presto. Per l’annata 2007 il Capozzano ha preso i quattro grappoli Bibenda ed il Cisinianum tre. Per un vino appena nato, molti esperti ci dissero che ottenere questo tipo di menzioni è stata una cosa straordinaria. Dal 2008 in poi, tranne in un caso, il Capozzano ha sempre preso i cinque grappoli, e così anche quest’anno. Il fatto di essere presenti su una guida prestigiosa come Bibenda ci ha aiutato parecchio. Ci ha permesso di essere conosciuti nel mondo del vino, anche perché la stampa specializzata e le riviste enogastronomiche hanno iniziato ad interessarsi a noi.

Producete due tipi vino, raccontaceli…
Si, il Cisinianum è il vino base. Ne produciamo una media di cinquemila bottiglie all’anno. Rispetto all’ altro è più leggero e meno impegnativo, ed è davvero buono. Per questo è molto apprezzato anche dalle donne. Per produrlo impieghiamo un’uva che cresce su un terreno misto. Dopo la vendemmia, che facciamo sempre tardiva, probabilmente in Italia saremo gli ultimi, riposa un anno in botti d’acciaio e due mesi in barrique. Viaggia intorno ai quattordici gradi ed ha un sapore secco e persistente, con sentori di viole e ciliegie. Si sposa bene con cacciagione, selvaggina, ed i primi del territorio, come la pasta all’uovo. Il Cisinianum rispetta in tutto e per tutto le caratteristiche del vero Cesanese, perché l’incidenza del passaggio nelle botti in rovere è minima.

Il Capozzano invece…
È una sorta di Cisinianum 2.0. Fa un anno e mezzo in botte di legno ed altri sei/otto mesi in bottiglia. La sua uva proviene dalla parte del vigneto completamente argillosa. Ha riscontrato più successo del Cisinianum, anche perché il vino in barrique è molto richiesto dal mercato e, diciamo così, va pure di moda. Raggiunge il massimo dopo quattro o cinque anni e più o meno gli abbinamenti col cibo sono gli stessi. Ma è anche adatto ad essere consumato con carni di pecora, abbacchio e stinchi di maiale. Rispetto al primo, è più un vino da contemplazione, da sorseggiare e gustare lentamente.

Chiederti della bontà dei tuoi prodotti è come chiedere all’oste se il suo vino è buono. Dunque, oltre al tuo, quali sono i Cesanesi che ritieni migliori?
Sicuramente quelli dell’azienda Coletti Conti di Piglio e di Cantine Ciolli di Olevano Romano. Entrambi fanno ottimi vini.

Come siete messi col mercato internazionale?
Stiamo vendendo anche in California, grazie ad un esportatore americano che ha puntato su prodotti italiani di qualità e sulle piccole aziende.

Anche il vino californiano da diversi anni si sta facendo conoscere nel mondo…
Si, la loro grandissima fortuna è il clima: eccezionale per coltivare uva. Inoltre fanno una pubblicità davvero importante, che gli consente di promuovere al meglio e dappertutto i loro prodotti. Hanno un’altra concezione del mercato. Considera che quest’esportatore per provare e far provare il nostro prodotto prima di iniziare ad acquistare, è venuto in azienda ed ha comprato millecinquecento bottiglie, così tanto per provare!

Manca qualcosa al Cesanese per fare il definitivo salto di qualità?
Generalmente i vini laziali non godono di grandissima reputazione rispetto a quelli delle altre regioni. Ci vuole semplicemente tempo. Non puoi pretendere di diventare come il Sassicaia nel giro di dieci anni. Il Cesanese è un vino che ha caratteristiche di qualità simili ad alcuni vini toscani e umbri. Ma quelli, a differenza del nostro, hanno una storia secolare. Il primo grande obiettivo è quindi mantenerne una produzione stabile e di qualità per venti-trenta anni. È fondamentale dare a chi lo consuma garanzia di disponibilità e di bontà del prodotto.

Molti giovani, anche per motivi occupazionali, stanno riscoprendo la terra e l’agricoltura. Tu fai parte di questi?
No, ma ti posso dire che, rispetto a chi è costretto ad andare a lavorare tutti i giorni a Roma, mi ritengo fortunato. Lavorare la terra, per quanto sia faticoso, ti rende libero. Ho studiato enologia ed ho iniziato quasi da subito a lavorare in azienda. Ed il rapporto con la terra è stato fondamentale per acquistare quel sapere pratico che la teoria non è in grado di darti. La nostra, poi, è un’azienda a conduzione interamente familiare. Tutte le lavorazioni le facciamo noi. La vigna, ad esempio, la lavoriamo io e mio padre.

Grazie mille e salute!
A te, ciao.

Fdr