Un progetto di recupero dei terreni agricoli dismessi, attraverso la realizzazione di un Villaggio della salute ed un bioparco fitoterapico sulle rive del fiume Aniene. Con lo scopo di coltivare cannabis terapeutica, da somministrare in loco, dietro prescrizione medica, alle persone affette da patologie neurodegenerative o fortemente invalidanti. E, per un paese di duecento abitanti della provincia romana, anche un’opportunità occupazionale da non sottovalutare. Nel giro di un anno l’idea di Marco Orsola, sindaco centrista di Saracinesco al terzo mandato, dovrebbe iniziare a trasformarsi in realtà. Lo abbiamo incontrato per farci illustrare i dettagli di un progetto unico nel suo genere.

Salve sindaco e benvenuto su “Quid”. Perché e come è nata l’idea del Villaggio della salute?

Marco-Orsola-a-CanapaMundi-3Salve e grazie. Essenzialmente nasce dal rapporto organico del comune di Saracinesco con la Società italiana di medicina naturale, ed il Dipartimento di biologia dell’università romana di Tor Vergata. Con lo scopo di valorizzare a fini agricoli i terreni incolti, attraverso la coltivazione di essenze fitoterapiche e farmaceutiche. All’interno delle quali si inserisce a pieno titolo anche la cannabis. Relativamente a quest’ultima ed al suo uso terapeutico, fondamentale è stato l’impulso delle associazioni di malati che si battono per la libertà di cura.

Del resto in passato la canapa era largamente coltivata lungo l’Aniene per ricavarne tessuti, cordame, etc..

Esatto, ed il fatto che sia stata restituita al terreno una pianta che gli apparteneva da tempi molti antichi ha dato una valenza fortemente etica a tutta l’operazione. L’altra forte spinta, come ho detto, è stata costituita dai bisogni e dalle speranze di persone affette da alcune patologie, che spesso sono costrette a vivere un’esistenza dissociata. Da una parte soffrono per la loro condizione di malati, dall’altra per curarsi con la cannabis capita che siano costretti a rivolgersi al mercato nero, perché vittime di un proibizionismo criminogeno. Sostanzialmente il progetto fa propria una battaglia di civiltà a favore di chi soffre.

saracino1In generale il recupero dei terreni incolti è legato anche ad un discorso di rilancio occupazionale dei centri svantaggiati…

Si, ed è un modo per dare speranza e prospettive lavorative anche ai nostri giovani, spesso costretti ad abbandonare i loro luoghi di nascita. Un fatto che, oltre a determinare spopolamento, causa un complessivo e generale impoverimento del territorio. L’obiettivo è quello di costruire un futuro che sia fondato sulle nostre risorse, cioè la terra, e su ciò che in maniera sostenibile ci si può fare. Il tutto, a regime, dovrebbe portare alla creazione di almeno una quindicina di posti di lavoro.

Cosa sarà il Villaggio della salute?

Non somiglierà ad una clinica o ad un classico ospedale, ma sarà un luogo perfettamente integrato nel contesto naturale, che è anch’esso un importante elemento terapeutico. Qui i malati, sotto rigoroso controllo medico e attraverso la libertà di cura, potranno ricorrere a terapie alternative o complementari. L’intervento sarà totalmente sostenibile ed ecocompatibile, e realizzato con le risorse del mondo delle associazioni. Del resto è a loro che la struttura è destinata. È in avanzata fase progettuale e nel giro di un anno dovrebbe essere terminata.

Ci parli invece del bioparco…

Sarà luogo di coltivazione, ma anche un orto botanico, un parco, ed un luogo di fruizione didattica. Attraverso il quale il visitatore entrerà in contatto con tutta la realtà agricola del territorio. Sorgerà su uno spazio estremamente bello e variegato. Accanto alle nuove colture, ci sarà la realtà acquatica del fiume e quella archeologica dell’acquedotto Anio Novus, anch’esso da rivalorizzare. Qui coltiveremo cannabis sativa, del tipo consentito dalla legge. E lo scorso aprile abbiamo già fatto una semina sperimentale. Per quanto riguarda la cannabis terapeutica il percorso è invece diverso. E lo portiamo avanti attraverso un comitato scientifico, con l’università di Tor Vergata, quella della Tuscia, il mondo delle associazioni, etc. Per la realizzazione del bioparco stiamo definendo alcune questioni. Si tratta di una zona delicata e di pregio. Dovendo rispettare a pieno il principio di sostenibilità, occorre procedere con attenzione. E questo è un compito che spetta alle università e gli enti sovracomunali.

Oltre al proibizionismo, quando si parla di cannabis, marijuana, etc., occorre fare i conti anche con una serie di luoghi comuni e pregiudizi.

Il termine “marijuana” che lei ha usato è già evocativo, ma altrettanto improprio. Storicamente è un’altra questione ed un’altra pianta, che fa pensare subito ad un uso distorto e lontano dalle nostre intenzioni. L’impiego ludico e ricreativo della cannabis è un aspetto che non mi interessa minimamente. Io mi attengo alle risultanze della ricerca scientifica. Una consolidata letteratura medica attribuisce al principio attivo della cannabis valenze fortemente terapeutiche. E a questo stiamo.

Come hanno reagito i saricinescani a quest’idea?

All’inizio c’è stata qualche battutina, che portava con se i luoghi comuni del pregiudizio. Tutto è passato attraverso una serie di incontri e votazioni del consiglio comunale. Ed il confronto ha rapidamente dissipato i dubbi e le perplessità. Il progetto preliminare, ad esempio, è stato approvato all’unanimità. Nostra intenzione è anche quella di sfruttare le strutture ricettive del territorio, magari attraverso delle riconversioni. Ad esempio qui c’è della buona ristorazione. E si potrebbe pensare ad offrire menù con ingredienti provenienti dalle nuove coltivazioni. Voglio sottolineare ancora una volta che ci stiamo rivolgendo ad un pubblico di persone malate: il Villaggio nasce con loro e per loro.

Fdr