Uno dei più affascinanti e suggestivi siti religiosi della Valle dell’Aniene è tornato a disposizione di turisti e visitatori. Un complesso di grotte naturali e artificiali incavate a strapiombo sul fiume, all’interno delle quali visse per un periodo San Benedetto da Norcia. E dove nel VI secolo si rifugiò il gruppo di anacoreti che poi avrebbe costruito il vicino convento di San Cosimato.

Si tratta di due piccoli gruppi di celle, dove i monaci si ritiravano in preghiera e meditazione. Al primo appartiene quella dell’ex Oratorio di S. Michele, dove si dice fu custodita la pietra macchiata dal vino avvelenato destinato a San Benedetto. L’altro gruppo, invece, è raggiungibile attraverso una ripida scala scavata nella roccia nel 1682 e comprende la Cappella di S. Benedetto, ritenuto il luogo in cui visse il fondatore del monachesimo occidentale. Nella grotta spicca tra gli altri un affresco del pittore sabino Antonio Rosati, che ritrae San Francesco d’Assisi ricevere le stimmati, realizzata tra il 1670 e il 1683.

Il miracolo della Croce
Nei “Dialoghi” di San Gregorio Magno si narra che i monaci di San Cosimato, desiderosi di riportare disciplina all’interno della loro congrega, chiesero aiuto a San Benedetto. Che allora viveva in uno speco vicino Subiaco. In particolare si rivolsero al Santo perché facesse loro da abate. Dopo diverse resistenze, Benedetto accettò. Ma non tutti i monaci gradirono la sua regola e qualcuno pensò di eliminarlo. Un giorno Benedetto era in procinto di benedire la coppa di vino. Ma tracciandovi sopra il segno della croce, questa esplose in frantumi. Il Santo non bevve il vino che era stato avvelenato e fu salvo.